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    <title>Bacheca spirituale</title>
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      <title>Dagli scritti di s. Massimiliano Kolbe</title>
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      <pubDate>Sun, 1 Aug 2010 08:15:46 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Voci/2010/8/1_Dagli_scritti_di_s._Massimiliano_Kolbe_files/saint_maximilian_kolbe.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Media/object003_3.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:119px; height:121px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;In occasione della Festa del Perdono di Assisi, dagli scritti di s. Massimiliano Kolbe estraiamo questo brano bellissimo e a tratti struggente col quale s. Massimiliano ci vuole rassicurare sull’amore che ci porta la Madonna.&lt;br/&gt;    Scrive s. Massimiliano:&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Carissimi Figli, nelle difficoltà, nelle tenebre, nelle debolezze, negli scoraggiamenti ricordiamoci che i paradiso... il paradiso... si sta avvicinando.&lt;br/&gt;Ogni giorno che passa è un intero giorno in meno di attesa. Coraggio, dunque! Ella ci attende di là per stringerci al Cuore. Inoltre, non date retta al diavolo, qualora volesse farvi credere che il paradiso esiste, ma non per&lt;br/&gt;voi, perché, anche se aveste commesso tutti i peccati possibili, un solo atto di amore perfetto lava tutto al punto tale che non ci rimane neppure un'ombra.&lt;br/&gt;Carissimi Figli, come desidererei dirvi, ripetervi quanto è buona l'Immacolata, per poter allontanare per sempre dai vostri piccoli cuori la tristezza, l'abbattimento interiore o lo scoraggiamento.&lt;br/&gt;La sola invocazione “Maria”, magari con l'anima immersa nelle tenebre, nelle aridità e perfino nella disgrazia del peccato, quale eco produce nel Suo Cuore che tanto ci ama!&lt;br/&gt;E quanto più l'anima è infelice, sprofondata nelle colpe, tanto più questo Rifugio di noi poveri peccatori la circonda di sollecita protezione.&lt;br/&gt;Ma non affliggetevi mai se non sentite tale amore.&lt;br/&gt;Se volete amare, questo è già un segno sicuro che state amando; ma si tratta solo di un amore che procede dalla volontà.&lt;br/&gt;Anche il sentimento esteriore è frutto della grazia, ma non sempre esso segue immediatamente la volontà.&lt;br/&gt;Vi potrà capitare, miei Cari, un pensiero, quasi una mesta nostalgia, una supplica, un lamento...: “Chissà se l'Immacolata mi ama ancora?”.&lt;br/&gt;Figli amatissimi!&lt;br/&gt;Lo dico a tutti insieme e a ciascuno in particolare nel Suo nome, notate bene, nel Suo nome: Ella ama ciascuno di voi, vi ama assai e in ogni momento senza alcuna eccezione.&lt;br/&gt;Questo, carissimi Figli, ve lo ripeto nel Suo Nome»&lt;br/&gt;Hong Kong, 13 IV 1933 </description>
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      <title>Il lavoro del Figlio di Dio</title>
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      <pubDate>Sat, 1 May 2010 16:53:53 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Voci/2010/5/1_Il_lavoro_del_Figlio_di_Dio_files/San%20giuseppe1.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Media/object002_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:119px; height:107px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;	Gesù, nella sua vita nascosta, non ha scelto per sé la condizione dei nobili e dei grandi ma quella degli operai e delle persone umili. Le aristocrazie di tutte le età hanno supposto che la grandezza consistesse nei titoli di nobiltà e nelle ricchezze ed ecco che Gesù coi fatti ci dimostra che la pompa umana è un nulla e, per onorare Dio, sceglie la vita del lavoro e dell’umiltà.&lt;br/&gt;	Consideratelo bene, o poveri operai, che vi lamentate del vostro stato ed ai quali la condizione del lavoro sembra quasi una sopraffazione ed un’ingiustizia! Il Figlio di Dio ha scelto la vostra condizione, ha nobilitato quel lavoro penoso che fu ricompensa del peccato, lo ha santificato, maneggiando con le sue divine mani la sega e la pialla. Lui nella sua vita non ha lavorato che umilmente: ha fatto strumenti d’agricoltura, ha fatto rudimentali armature di legno per i tetti delle case, ha costruito porte o mobili ordinari e nel lavoro stesso ha voluto scegliere la parte più umile. Quale scopo sublime non fu dunque realizzato in questo lavoro tanto comune e com’è possibile anche a noi ritrovare la gloria di Dio nelle cose più piccole e normali della vita!&lt;br/&gt;	Questo esempio di Gesù influì tanto sulle sorti dell’umanità e rese glorioso quel lavoro che prima era stimato come una vergogna e come una schiavitù. Che esso influisca anche oggi su quanti lavorano nelle officine o nelle faccende domestiche! I doveri della vita, gli stessi urti inevitabili che succedono, dove sono due o più persone insieme, rendono facile la trasformazione del lavoro nella gloria di Dio. Ogni occupazione diventa così il compimento della volontà di Dio, ogni faccenda domestica può diventare un mezzo per tenere più stretta la santa carità, può diventare un mezzo per far evitare tante miserie e tante mancanze. È così che il più umile lavoro può diventare un apostolato nel più stretto senso della parola.&lt;br/&gt;	Oggi il lavoro è stato profanato dal socialismo, dalla ribellione, dagli scioperi: è diventato più un elemento di discordia che un mezzo di profitto. Guardiamo l’esempio di Gesù e sappiamo ricondurlo alla sua nobiltà, nell’ordine, nell’obbedienza e soprattutto nella gloria di Dio! L’operaio non è uno che è costretto al lavoro da una condizione più bassa; no! È uno dei ministri della provvidenza di Dio nel mondo e deve compiere il suo ufficio con quel rispetto che gli ispira il sapere che concorre all’armonia universale di tutto ed alla gloria che ne deriva a Dio benedetto.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;(dalla Vita di  N. S. Gesù Cristo del Servo di Dio Dolindo Ruotolo)</description>
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      <title>La Passione di Agnese</title>
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      <pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:02:59 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Voci/2010/1/21_La_Passione_di_Agnese_files/22350.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Media/object003.png&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:123px; height:151px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Dal Trattato «Sulle vergini» di sant'Ambrogio, vescovo&lt;br/&gt;(Lib. 1, cap. 2. 5. 7-9; PL 16, 189-191)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E' il giorno natalizio per il cielo di una vergine: seguiamone l'integrità. E' il giorno natalizio di una martire: offriamo come lei il nostro sacrificio. E' il giorno natalizio di sant'Agnese!&lt;br/&gt;Si dice che subì il martirio a dodici anni. Quanto è detestabile questa barbarie, che non ha saputo risparmiare neppure un'età così tenera! Ma certo assai più grande fu la forza della fede, che ha trovato testimonianza in una vita ancora all'inizio. Un corpo così minuscolo poteva forse offrire spazio ai colpi della spada? Eppure colei che sembrava inaccessibile al ferro, ebbe tanta forza da vincere il ferro. Le fanciulle, sue coetanee, tremano anche allo sguardo severo dei genitori ed escono in pianti e urla per piccole punture, come se avessero ricevuto chissà quali ferite. Agnese invece rimane impavida fra le mani dei carnefici, tinte del suo sangue. Se ne sta salda sotto il peso delle catene e offre poi tutta la sua persona alla spada del carnefice, ignara di che cosa sia il morire, ma pur già pronta alla morte. Trascinata a viva forza all'altare degli dei e posta fra i carboni accesi, tende le mani a Cristo, e sugli stessi altari sacrileghi innalza il trofeo del Signore vittorioso. Mette il collo e le mani in ceppi di ferro, anche se nessuna catena poteva serrare membra così sottili.&lt;br/&gt;Nuovo genere di martirio! Non era ancora capace di subire tormenti, eppure era già matura per la vittoria. Fu difficile la lotta, ma facile la corona. La tenera età diede una perfetta lezione di fortezza. Una sposa novella non andrebbe si rapida alle nozze come questa vergine andò al luogo del supplizio: gioiosa, agile, con il capo adorno non di corone, ma del Cristo, non di fiori, ma di nobili virtù.&lt;br/&gt;Tutti piangono, lei no. I più si meravigliano che, prodiga di una vita non ancora gustata, la doni come se l'avesse interamente goduta. Stupirono tutti che già fosse testimone della divinità colei che per l'età non poteva ancora essere arbitra di sé. Infine fece sì che si credesse alla sua testimonianza in favore di Dio, lei, cui ancora non si sarebbe creduto se avesse testimoniato in favore di uomini. Invero ciò che va oltre la natura è dall'Autore della natura.&lt;br/&gt;A quali terribili minacce non ricorse il magistrato, per spaventarla, a quali dolci lusinghe per convincerla, e di quanti aspiranti alla sua mano non le parlò per farla recedere dal suo proposito! Ma essa: «E' un'offesa allo Sposo attendere un amante. Mi avrà chi mi ha scelta per primo. Carnefice, perché indugi? Perisca questo corpo: esso può essere amato e desiderato, ma io non lo voglio». Stette ferma, pregò, chinò la testa.&lt;br/&gt;Avresti potuto vedere il carnefice trepidare, come se il condannato fosse lui, tremare la destra del boia, impallidire il volto di chi temeva il pericolo altrui, mentre la fanciulla non temeva il proprio. Avete dunque in una sola vittima un doppio martirio, di castità e di fede. Rimase vergine e conseguì la palma del martirio.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Cortesia di&lt;br/&gt;&lt;a href=&quot;http://www.maranatha.it/&quot;&gt;www.maranatha.it&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>La Passione dei Protomartiri Francescani</title>
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      <pubDate>Sat, 16 Jan 2010 11:29:27 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Voci/2010/1/16_La_Passione_dei_Protomartiri_Francescani_files/90365E.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Media/object003.png&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:119px; height:200px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Dalla Cronaca dei Ministri Generali dell’Ordine dei Frati Minori&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;«Il beato Francesco, per ispirazione divina, inviò gel Marocco sei degnissimi Frati perché predicassero coraggiosamente la fede cattolica agli infedeli. Giunti nel regno d'Aragona, frate Vitale si ammalò gravemente e poiché tardava a rimettersi, non volendo che l'opera di Dio fosse ostacolata per motivo della sua infermità, ordinò agli altri cinque di adempiere il comando di Dio e del Serafico Padre. I santi Frati dunque obbedirono e, lanciato frate Vitale, proseguirono per Coimbra. Continuando il viaggio giunsero travestiti a Siviglia, allora occupata dai Saraceni. Un giorno, animati da fervore, si spinsero fino alla moschea principale e volevano entrarvi; ma furono impediti dai Saraceni che fecero irruzione su di loro con grida, spinte e percosse. Infine, avvicinatisi al portone del palazzo del sovrano dei Mori, cominciarono a dire che essi erano stati mandati al re come ambasciatori del Re dei re, cioè Gesù Cristo Signore. Dopo che ebbero esposto al re molte cose intorno alla fede cattolica per indurlo alla conversione ed a ricevere il battesimo, questi, pieno di furore, ordinò che venisse loro amputata la testa; ma poi sentito il parere degli anziani, li fece imbarcare per il Marocco come era loro desiderio. &lt;br/&gt;Entrati nella capitale, cominciarono immediatamente a predicare il Vangelo alla gente che stava nelle piazze della città. Ma avendo il sultano risaputo la cosa, ordinò che venissero messi in prigione, dove restarono per venti giorni senza cibo e bevanda, nutriti solo delle consolazioni divine.&lt;br/&gt;Poi il sovrano li fece convocare	dinanzi.  Ma avendoli trovati fermissimi nella professione della fede cattolica, acceso di sdegno, ordinò che venissero torturati in vari modi e, in luoghi separati, sottoposti ai flagelli. Allora gli sgherri, legatili mani e piedi e con le funi al collo, cominciarono a trascinarli per terra con tanta violenza, che quasi ne apparivano al di fuori le viscere. Sulle loro ferite versarono aceto e olio bollente e infine li gettarono sui loro giacigli ricoperti di frammenti e di rottami, seguitando a tormentarli per tutta la notte. Dopo di ciò il re del Marocco, pieno di furore, ordinò che venissero ricondotti dinanzi a lui. Incatenati e seminudi furono condotti alla presenza del re. Questi, avendoli trovati ancora saldissimi nella fede, allontanate le altre persone, fece entrare alcune donne e cominciò a dire: «Frati, convertitevi alla nostra fede, vi darò queste donne per mogli e molto denaro, e sarete onorati nel mio regno». Ma i beati Martiri risposero: «Non vogliamo né le tue donne, né il tuo denaro, ma tutto questo disprezziamo per amore di Cristo».&lt;br/&gt;Allora il sultano monto in furore e, afferrata una scimitarra e separati uno dall'altro i santi Frati, spaccò loro la testa, vibrando tre colpi sulla loro fronte ; li uccise così di propria mano». </description>
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      <title>Da una Lettera a S. Ignazio, di S. Francesco Saverio</title>
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      <pubDate>Thu, 3 Dec 2009 17:32:19 +0100</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Voci/2009/12/3_Da_una_Lettera_a_S._Ignazio,_di_S._Francesco_Saverio_files/Saverio.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://ffiteramo.it/ffiteramo/Bacheca_spirituale/Media/object001.png&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:121px; height:166px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Abbiamo percorso i villaggi dei neofiti, che pochi anni fa avevano ricevuto i sacramenti cristiani. Questa zona non è abitata dai Portoghesi, perché estremamente sterile e povera, e i cristiani indigeni, privi di sacerdoti, non sanno nient'altro se non che sono cristiani. Non c'è nessuno che celebri le sacre funzioni, nessuno che insegni loro il Credo, il Padre nostro, l'Ave ed i Comandamenti della legge divina.&lt;br/&gt;Da quando dunque arrivai qui non mi sono fermato un istante; percorro con assiduità i villaggi, amministro il battesimo ai bambini che non l'hanno ancora ricevuto. Così ho salvato un numero grandissimo di bambini, i quali, come si dice, non sapevano distinguere la destra dalla sinistra. I fanciulli poi non mi lasciano né dire l'Ufficio divino, né prendere cibo, né riposare fino a che non ho loro insegnato qualche preghiera; allora ho cominciato a capire che a loro appartiene il regno dei cieli.&lt;br/&gt;Perciò, non potendo senza empietà respingere una domanda così giusta, a cominciare dalla confessione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnavo loro il Simbolo apostolico, il Padre nostro e l'Ave Maria. Mi sono accorto che sono molto intelligenti e, se ci fosse qualcuno a istruirli nella legge cristiana, non dubito che diventerebbero ottimi cristiani.&lt;br/&gt;Moltissimi, in questi luoghi, non si fanno ora cristiani solamente perché manca chi li faccia cristiani. Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno!&lt;br/&gt;Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!&lt;br/&gt;In verità moltissimi di costoro, turbati a questo pensiero, dandosi alla meditazione delle cose divine, si disporrebbero ad ascoltare quanto il Signore dice al loro cuore, e, messe da parte le loro brame e gli affari umani, si metterebbero totalmente a disposizione della volontà di Dio. Griderebbero certo dal profondo del loro cuore: «Signore, eccomi; che cosa vuoi che io faccia?» (At 9, 6 volg.). Mandami dove vuoi, magari anche in India.&lt;br/&gt;</description>
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