Sabato, Maggio 26, 2012
   
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Quelli che capiscono poco

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Vogliamo condividere con voi un pensiero del B. John Henry Newman a proposito di coloro che, non capendo niente, pretendono di giudicare anche il Creatore, o, non conoscendola, di sminuire tantissimo sua Madre.

«La caratteristica e la definizione «del cielo e della terra» (Gn 1,1; 2,1), in netto contrasto con il vuoto e il caos precedenti, consistono nel fatto che ora ogni cosa è soggetta a leggi fisse; ogni movimento, influsso, oggetto può essere calcolato con precisione, e se la nostra conoscenza fosse sufficiente, potrebbe essere visto in anticipo. D'altra parte è ovvio che solo in proporzione della nostra osservazione e ricerca questa verità diviene evidente; perché sebbene un numero di cose appaiano a prima vista procedere in bell'ordine prestabilito, tuttavia in altri casi, solo con difficoltà si scopre la legge che le governa; e le parole «chance», «caso», «fortuna», sono nate per esprimere la nostra ignoranza.
Di conseguenza ci possono essere delle intelligenze, avventate ed areligiose, le quali, immerse tutti i giorni negli affari di questo mondo, se danno uno sguardo improvviso al cielo e alla terra, ne criticano il grande Architetto; dicono che ci sono creature rozze e piene di difetti nella loro natura, e pongono questioni le quali non rivelano altro che la mancanza della loro educazione scientifica. Non è diverso il caso per quanto riguarda il mondo soprannaturale. Le grandi verità della Rivelazione sono legate insieme e formano un tutto. Anche con una semplice occhiata ognuno lo può rilevare in certa qual misura; ma per capire la piena consistenza ed armonia della dottrina cattolica si richiedono studio e meditazione.
Come i filosofi di questo mondo si seppelliscono nei musei e nei laboratori, scendono nelle miniere, si avventurano nelle foreste o al di là dei mari, così il ricercatore delle verità celesti si racchiude in cella o nell'oratorio, effonde il suo cuore nella preghiera, concentra la mente nella meditazione, si trattiene nel pensiero di Gesù, di Maria, della grazia, dell'eternità; riflette sulle parole degli uomini santi vissuti prima di lui, finché dinanzi alla visione della sua mente non si levi la sapienza del perfetto «che Dio ha predestinato prima dei secoli a nostra gloria» (1 Cor 2,7); e che egli «rivela loro a opera de suo Spirito» (1 Cor 2,10). Ma come gli ignoranti possono discutere sull'armonia e la bellezza del creato visibile, così gli uomini, che per sei giorni della settimana sono assorbiti negli affari del mondo, che vivono per la buona salute, per il buon nome, per compiacere se stessi, per la scienza profana, danno solo i momenti di ozio al pensiero della religione, non sollevano mai la loro anima a Dio, non implorano mai la sua grazia illuminante, non moderano mai né il cuore né la carne, non contemplano mai fermamente gli oggetti della fede, ma li giudicano in tutta fretta e perentoriamente secondo le loro opinioni private, o secondo l'umore del momento; tali uomini, io dico, in simile maniera, potranno facilmente essere sorpresi ed urtati dall'una o dall'altra parte della verità rivelata, quasi che sia o strana, o dura, o estrema o inconsistente; e su questi bei fondamenti la respingono in parte o tutta.
Passo ora ad applicare l'osservazione al tema di quelle prerogative con cui la Chiesa ha coronato la Santa Madre di Dio.
Esse fanno trasalire e mettono in difficoltà coloro che non vi hanno assuefatta l'immaginazione, e non vi hanno riflettuto su con la ragione; ma quanto più le si considera con attenzione e con religiosità tanto più, ne son sicuro, saranno riconosciute essenziali alla fede cattolica e integrali al culto di Cristo. Questo è il punto sul quale voglio insistere, discutibile, forse da quelli che sono fuori della Chiesa, ma molto chiaro per i suoi figli: che le glorie di Maria sono per Gesù, e quanto più noi lodiamo e benediciamo Lei come la prima delle creature, tanto più confessiamo lui solo come Creatore».
B. John Henry Newman
Sermone "Le glorie di Maria in grazia del Figlio"

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