Omelia per Santa Chiara
Ultimo aggiornamento Martedì 07 Dicembre 2010 21:08 Scritto da Administrator Sabato 14 Agosto 2010 20:04
Presentiamo il testo dell’Omelia tenuta da P. Rosario M. Sammarco, fi, Rettore della Chiesa di S. Domenico in occasione della celebrazione eucaristica per S. Chiara, che i Francescani dell’Immacolata considerano loro speciale patrona. 11/8/2010
La vulgata corrente, corroborata da opere peraltro non proprio esaltanti come il Musical “Forza Venite Gente” di Michele Paulicelli, o il film “Fratello Sole, Sorella Luna” di Franco Zeffirelli, ce la dipingono come una sorta di fidanzata mancata di s. Francesco che, data la sua chiamata da parte del Cristo Crocifisso, l’avrebbe quasi portata a malincuore a condividere quell’ideale un po’ assurdo per i comuni mortali.
In realtà, Chiara degli Offreducci (nata ad Assisi nel 1193 e morta sempre ad Assisi nel 1253) è stata una donna appassionata sempre da un unico amore: Cristo Crocifisso. Quel Cristo Crocifisso che ha visto brillare nella vita e nella predicazione di s. Francesco, da lei forse intravisto qualche volta quando, lei ancora fanciulla, faceva quelle che Assisi considerava “pazzie” e poi conosciuto dopo che ormai era diventato l’Araldo del Signore.
Per accostarsi adeguatamente alla figura di questa ragazza, di questa donna, di questa Sposa appassionata di Cristo occorre abbandonare le categorie cui il mondo ci ha abituato; quelle bassezze che sembrano pur tanto familiari ma che tanto disdicono a chi assaggia anche solo un po’ più da vicino le autentiche bellezze della vita consacrata. Occorre, invece, prendere in mano le narrazioni dei primi discepoli del Poverello; i racconti delle sue discepole; e soprattutto le lettere che Ella scrisse s. Agnese da Praga, donna di lignaggio addirittura più nobile del suo, ma che come Lei seppe disprezzare tutto per darsi interamente a Cristo.
Da queste fonti veniamo a sapere che, educata alla fine pietà sin da bambina, si è fatta prendere sempre più dalla carità divina. A Chiara, anche da bambina, non bastavano le cose ordinarie che facevano le sue compagne, e magari le sue sorelle: Ella voleva di più. Se si trattava di dare elemosine, Ella dava del suo piatto; se si trattava di pregare, Ella pregava tantissimo; se si trattava di fare penitenze, Ella portava un cilizio sotto le belle vesti di ragazza di nobile famiglia.
Il suo primo biografo, forse abruzzese, forse lo stesso di s. Francesco, scrive di Lei fanciulla: «Aveva il gusto della santa orazione e la coltivava assiduamente; e impregnandosi spesso della soave fragranza della preghiera, vi imparava poco a poco a condurre una vita verginale. Non avendo filze di grani da far scorrere per numerare i Pater Noster, contava le sue preghierine al Signore con un mucchietto di pietruzze».
Conosciuta la nuova via che stava percorrendo Francesco, diverse volte chiese d’incontrarlo, sempre accompagnata da una sua fidata amica e s. Francesco, notando la bellezza dell’anima di Lei, l’infiammò a tal punto del suo ideale che quella ad un certo punto non ebbe timore di mettersi contro tutto e contro tutti per darsi al Signore.
Ma, come si può intuire, non si limitò a darsi al Signore in uno dei tanti modi che allora c’erano già. È vero che il giorno della fuga da casa dovette rifugiarsi presso un monastero benedettino, ma ci restò poco. Se si leggono i suoi scritti si nota, infatti, alla pari di s. Francesco, una sua fissazione per l’Assoluto, per il senza limiti. Non per nulla, la Regola da Lei scritta per quelle che saranno le Clarisse comincia con le stesse parole con cui comincia la Regola di s. Francesco: «La Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere, istituita dal beato Francesco è questa: Osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo».
Ecco qui: il Vangelo nudo e crudo, il Cristo Crocifisso abbracciato senza mezzi termini, senza accomodamenti. Ella è, come ben si è detto e come si è definita Lei stessa, “una pianticella del beato Francesco”. Ma una pianticella molto particolare, che si staglia agli occhi dei primi discepoli del Santo di Assisi e nostri, come una sorta di suo alter ego femminile. Di più, in passato la coppia Francesco - Chiara è stata accostata, con un paragone in verità non troppo ardito, ad un’altra coppia: Cristo - Maria. E così, se s. Francesco viene visto come l’alter Christus che rinnova la Chiesa del Medioevo, così s. Chiara è l’altera Maria: una persona che si è sforzata di riprodurre in sé in modo mirabile la Vergine Maria, la vera e perfetta discepola di Cristo, oltre che sua Madre. E che ci è riuscita al punto tale che ad un certo punto la Madonna stessa ha mostrato di confondersi con lei.
Nel processo di canonizzazione della Santa, troviamo, tra le altre, la testimonianza bellissima di una suora che racconta di una visione avuta mentre vegliava Chiara morente. Ella racconta che ad un certo punto ha visto entrare nella stanza tutta una processione di vergini in candide vesti. Ultima, una Vergine, più bella di tutte, che la suora identifica con la Vergine Maria. Quest’ultima si avvicina a Chiara, si piega su di lei, e ad un certo punto il suo viso si confonde con quello di Chiara, di modo tale che la suora non riesce a distinguere più dov’è la Vergine e dov’è Chiara.
S. Francesco diceva che l’anima in grazia di Dio e, soprattutto, quella che si dona a Gesù, diventa “sposa, sorella e madre di Cristo”. È un’affermazione molto bella e molto forte, che andrebbe spiegata, e in questa sede non ne abbiamo il tempo. Quello che è certo è che, se essa in qualche modo si è realizzata in Francesco; se si realizza in ogni anima in grazia, tanto più si può dire che si è realizzata in Chiara, che questa sorta di somiglianza con la Vergine ce l’aveva anche per il suo essere donna.
Chiara si presenta a noi, quindi, come la vera “Donna Nuova”, copia il più fedele possibile di quello che è il prototipo e il modello di ogni donna: la Vergine Maria. Donna nella sua passione d’Amore per il Crocifisso; donna nella sua materna delicatezza verso le sorelle; donna nello splendore di una donazione d’amore che pare non conoscere limiti.
La giornata di oggi è per noi anche uno sprone a pregare per tutte coloro che ancora oggi si mettono alla sequela di s. Chiara, pur nelle varie famiglie in cui sono aggregate. Perché il Signore conceda loro di essere fedeli a questa chiamata speciale ad essere, come la Vergine Maria, “giardino chiuso e fontana sigillata”, spose fedelissime del Sommo Re, votate alla preghiera e alla penitenza a beneficio dei loro fratelli e figli d’esilio. E perché Santa Chiara conceda loro di resistere a quelle sirene del mondo che, purtroppo, si fanno sentire anche nei loro conventi spesso con la scusa dell’aggiornamento.
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